mercoledì 21 dicembre 2016

Speciale Christmas

Come ci siamo attrezzati per questo Natale?



Come molte delle cose che stiamo sperimentando in questi mesi, anche il Natale è un modo per capire un po' meglio la cultura del paese che ci sta ospitando. Sono mesi che decorazioni, alberi, ghirlande e luci, cappelli da Babbo Natale e corna di Rudolf per le auto invadono i negozi.

Un primo problema da affrontare è capire se la persona che si ha davanti festeggi o meno il Natale e in quale forma. In un paese dove si mischiano decine di culture anche una festa come il Natale assume mille sfaccettature. Nella biblioteca dove Daniela fa la volontaria sono state allestiti tre spazi: uno per il nostro Natale, uno per il Kwanzaa e l'altro per l'Hannukah.

Kwanzaa, che richiama l'antica festa Swahili del raccolto, fu creata nel 1966 durante le lotte per i Diritti Civili, con lo scopo di riunire la comunità afro-americana attorno alle loro radici e tradizioni. Ha un significato profondo di unità e comunità e per molti i suoi precetti si sono mischiati con i valori della tradizione cristiana. Si festeggia dal 26 dicembre al primo gennaio accendendo alternativamente candele rosse e verdi durante momenti di discussione, condivisione, musica, danza... (https://en.wikipedia.org/wiki/Kwanzaa)

Hannukkah è la festa ebraica che ricorda la consacrazione dell'altare nel Tempio di Gerusalemme dopo il ritorno dalla schiavitù. Coincide temporalmente con il Natale ed è caratterizzata da feste, luci, regali tant'è che molti pensano sia la versione ebraica del Natale: in realtà le origini e il significato sono molto diversi anche se è bello pensare che ci siano comunque molti segni che appartengono ad entrambe le ricorrenze (https://it.wikipedia.org/wiki/Chanukkah)

Natale, Hannukkah e Kwanza nella biblioteca

Noi abbiamo deciso per un fai-da-te minimalista in modo da non avere troppi rimpianti quando dovremo rivendere le cose che abbiamo acquistato in questi mesi.
Per la prima volta abbiamo un camino da decorare (Rebecca e Tommaso stanno già tentando di convincerci a comprarne uno anche a Saluzzo!) e ne abbiamo approfittato: un ramo di pino, una fila di luci, le calze con le nostre iniziali, 4 palline e 4 statuette che raffigurano dei super-eroi. Non stiamo facendo nulla di speciale, ma un pochino super-eroi ci sentiamo!
Rebecca voleva sapere quale fosse la sua calza e quale la mia e così abbiamo stabilito di aspettare e vederne il contenuto prima di decidere.  E' il nostro albero di Natale e, per quest'anno, va bene così.

In autunno abbiamo visto nel nord del paese una valle di alberi di Natale: miglia e miglia di pendii ricoperti di abeti e pini, disposti in file ordinate e pronti per essere tagliati e venduti in tutto il paese. Ci sono Tree Store lungo le strade principali (quelli che fino a poco tempo fa vendevano le zucche per Halloween sono stati velocemente convertiti e ridipinti da arancione a rosso) dove acquistarli; ci sono anche fattorie che permettono di sceglierti e tagliarti personalmente l'albero di Natale! Ci sarebbe piaciuto... per settimane abbiamo visto le auto sfrecciarci accanto con alberi legati sul tetto. Ci hanno anche detto che nei primi giorni di gennaio tutti questi alberi verranno messi lungo le strade in attesa di essere smaltiti. Non pensiamoci ancora!






Per partecipare alla tradizione del paese che ci ospita, abbiamo comprato il kit per costruire e decorare una casetta di marzapane. Rebecca ha seguito scrupolosamente le istruzioni ed alla fine forse è il simbolo che meglio rappresenta questo paese: esagerato e ridondante all'esterno, ma pieno di spazio all'interno.













Assomiglia alle case che vediamo lungo le strade: decorate di luci, a volte splendide, a volte terribilmente pacchiane. Quest'anno sembra che vadano di moda i pupazzi gonfiabili e, vi assicuriamo, non c'è soggetto che possiate immaginare che non ondeggi su un prato davanti ad una casa. Pare preferiscano decorare l'esterno delle case rispetto all'interno e non facciamo fatica a crederlo.



Decorations fa però rima con donations; ogni supermercato, scuola, associazione, chiesa organizza una raccolta fondi, o meglio, una raccolta di generi alimentari o buoni spesa o giochi e vestiti. Al supermercato si trovano pacchi alimentari già pronti alla cassa da pagare insieme alla spesa, nei centri commerciali scatoloni in cui depositare coperte e lenzuola per i senzatetto o giochi e vestiti per i bambini. Tutto rigorosamente nuovo! Non è un dare quello che non serve più, ma acquistare qualcosa per gli altri! Il vero spirito natalizio si fa strada tra la superficialità...





Il vero simbolo del Natale per noi è il presepe, mentre qui sembra essere praticamente assente; ogni anno Rebecca e Tommaso acquistano una nuova statuina e l'8 dicembre si mettono al lavoro... Quest'anno abbiamo interrotto la tradizione (doppia statuina l'anno prossimo!) e con il fil di ferro avanzato dal Galileo, un progetto di scienze, Tommaso ha costruito questo capolavoro. Penso sia splendido nella sua essenzialità.



Per mitigare la nostalgia trascorreremo il Natale in Florida, dai parchi di Orlando alle Keys passando per i coccodrilli delle Everglades (ognuno si arrangia come può! 😎 ). Torneremo il 2 gennaio perchè il calendario scolastico di Rebecca e Tommaso non prevede alcuna festività per l'Epifania.

Auguriamo a tutti un sereno Natale e un buon inizio 2017: la lontananza non distrugge i legami ma, per quanto incredibile possa sembrare, li rafforza e li trasforma.

See you, guys!

Merry Christmas
Roberto, Daniela, Rebecca e Tommaso



venerdì 16 dicembre 2016

Da "Prof" a "Coach"

Come trascorro le giornate?
Pranzo per Roberto, Rebecca e Tommaso...

A parte fare la spesa, che è già di per sè impegnativa, cucinare (inizio a spadellare alle 6.45 per preparare i "baraquin" che Rebecca e Tommaso portano a scuola per il pranzo) e fare lo chaffeur per Roberto (il mattino prende il bus per recarsi alla Duke, mentre la sera solitamente vado a prenderlo per risparmiargli due coincidenze e un'ora di mezzi pubblici per poco più di sei miglia), mi sono cercata attività alternative che mi tenessero occupata...anche al tempo libero occorre abituarsi poco per volta!

La stessa organizzazione universitaria della Duke fornisce a "spouses and partners" tutta una serie di club, iniziative e conferenze per favorire un inserimento positivo da parte di chi ha seguito il compagno o la compagna in questa avventura.

"We hope to create an environment where you and your partner/spouse can connect, learn and grow". (Duke International House)

Dopo un incontro di orientamento, in cui vengono presentate risorse e iniziative e fornito aiuto burocratico per tutti quei documenti che spaventerebbero chiunque (da come ottenere il numero di previdenza sociale al permesso per poter lavorare, dai vari contratti di luce-gas-telefono agli abbonamenti per i mezzi pubblici), ci si può iscrivere alla mailing list interna per ricevere o scrivere annunci vari (soprattutto vendita di mobili e offerte/richieste di affitto) e partecipare gratuitamente a tutte le varie iniziative.

Io partecipo al Cooking Club il lunedì, al Book Club e all' English Hour il venerdì. Sempre tramite il sito informativo della Duke mi sono iscritta ad una specie di associazione dei volontari e, dopo aver compilato alcuni moduli e partecipato ad un colloquio con la responsabile, vagliate le possibilità ancora disponibili (il volontariato qui sembra un'istituzione!), sono stata "assunta" come aiuto-bibliotecaria presso la Seawell Elementary School di Chapel Hill.

Ma andiamo con ordine.
 
    
From Japan...


...to Indonesia.











Lunedì: Cooking Club presso la Blacknail Presbyterian Church a Durham. I partecipanti insegnano a turno una o più ricette del proprio paese di origine: tutti collaborano alla realizzazione dei piatti e poi si banchetta assaporando ogni settimana un pasto "from around the world". Abbiamo già sperimentato ricette tedesche, giapponesi, finlandesi, statunitensi, brasiliane, israeliane, indonesiane... La convivialità dell'evento favorisce la conversazione e l'intrecciarsi di relazioni ed amicizie.
E' un ottimo modo per cominciare la settimana! Yummi, yummi, come dicono gli americani. A fine gennaio sarà il mio turno...devo ancora scegliere le ricette giuste per rappresentare la cucina migliore del mondo! Che responsabilità! 

Martedì: aiuto-bibliotecaria presso la Seawell Elementary School. Mi presento in segreteria alle 10 e mi registro. Il computer mi stampa un adesivo di riconoscimento e si comincia. Alle 10.15, facendo finta di sistemare i libri negli scaffali, ascolto la storia che la bibliotecaria legge ad una classe di Kindergarten: bambini di circa cinque anni che intervengono, si stupiscono, scoppiano a ridere ed improvvisamente si intristiscono a seconda del corso delle vicende.

 


La scorsa settimana abbiamo imparato che i draghi amano molto i tacos (il Messico non è lontano geograficamente e ancora meno culturalmente!). Come in molti libri per bambini, il leitmotiv è ripetuto diverse volte prima di raggiungere il climax: ai draghi piacciono i tacos di pollo, i draghi adorano i tacos al manzo, i draghi impazziscono per i tacos grandi, i draghi non possono fare a meno dei tacos piccoli...se vuoi che un mucchio di draghi venga alla tua festa devi assolutamente servire i tacos...ma purtroppo dove ci sono i tacos, c'è la salsa. E se un drago per caso mangia della salsa piccante...allora ti trovi in un "red-hot trouble"! Nel frontespizio vengono assicurate risate talmente esilaranti da far uscire la salsa dal naso ("it will make you laugh until spicy salsa comes out of your nose")...fortunatamente i ragazzini non avevano mangiato tacos a colazione! Però si sono divertiti moltissimo. Ed io con loro.


By Adam Ruby

Poi scelgono il libro da portarsi a casa e, aggirandosi tra gli scaffali, mi chiedono consigli o mi mostrano orgogliosi il loro tesoro, aspettando il turno per la registrazione. 

Per i ragazzini più grandi inizierà a gennaio "the Battle of the Books", una battaglia a suon di pagine che consisterà nel ritrovarsi, a squadre, in biblioteca, una volta alla settimana per leggere e prepararsi alla grande sfida: ciascuno dei partecipanti dovrà impegnarsi a leggere il numero più alto possibile di libri presenti in una lista creata di anno in anno, per poter poi rispondere correttamente alle domande preparate dagli insegnanti. La squadra vincitrice della scuola affronterà in un round finale le finaliste delle altre scuole, sognando di portare a casa il trofeo...

Non so bene cosa dovrò fare, oltre a tenere in ordine una specie di registro su cui annotare chi ha letto cosa e a suggerire metodi di archiviazione dati su personaggi, eventi principali e ambientazione dei libri in questione. Quello che mi preoccupa è quello che NON posso fare. La bibliotecaria è stata chiara al proposito: "Scopo del coach è motivare i ragazzi alla lettura, ma NON può portare dolci o bibite gassate come premio, NON può far fare una maglietta personalizzata con il nome della squadra per non discriminare nessuno, NON può ordinare cibo ai vari Fast Food della zona e farlo consegnare in biblioteca... il sistema sanitario, in collaborazione con il distretto cercano di insegnare ai ragazzi abitudini alimentari più sane... ". Più parlava, più ero confusa. Motivarli per me era il corrispettivo di qualche frase del tipo: " Bravo/a, hai già letto quattro libri, quale ti è piaciuto di più?" oppure: "Hai annotato la descrizione dei personaggi magnificamente, sarà utile per un ripasso finale!" Non mi era nemmeno sfiorata l'idea di coca cola e pop-corn... Dovrò inventarmi qualcosa? La competitività degli altri genitori americani mi spaventa. Pensavo di intrufolarmi in biblioteca durante il meeting di un'altra squadra e imparare il mestiere di "coach" ...fare il "prof" forse era più facile!



Mercoledì...(to be continued)




 



sabato 10 dicembre 2016

Dai voti italiani agli American grades

Dando un passaggio a casa ad un'amica di nazionalità cinese che frequenta con me il "Cooking Club" , mi sono ritrovata a parlare di curricolo, valutazioni, programmi e metodologie educative. Alla domanda:"I tuoi figli trovano che la scuola qui sia più facile?", ho risposto di sì senza pensarci due volte... "Anche mia figlia, soprattutto per quanto riguarda la matematica..." ha continuato Yen. "Sono severi gli insegnanti in Italia?", voleva inoltre sapere. Per non sbilanciarmi ho rilanciato:" ...sicuramente meno di quanto dicano siano severi in Cina! Lo confermi?". Yen annuisce immediatamente come solo gli asiatici sanno fare e, con molta umiltà, ammette che i metodi duri della Cina non portano a migliori risultati: "Qui gli insegnanti sono tutti molto gentili e pazienti, non perdono la testa quando gli alunni sbagliano ed ottengono ottimi risultati...sono preoccupata per il rientro di mia figlia nella scuola cinese". Torneranno a casa tra un paio di mesi, dopo un anno di esperienza negli Stati Uniti, con un bilancio positivo per l'esperienza scolastica...

"Accept nothing less than your absolute best"

Prima di partire dall'Italia tutti mi rassicuravano: "Sarà una bellissima occasione per i tuoi figli e non avranno problemi, la scuola negli States è più facile". Non ho ancora un quadro completo della situazione: per ora possiamo solo dire che la scuola è diversa, non migliore, ma nemmeno peggiore, con pregi e difetti, lati positivi e negativi. Che sia più facile ottenere voti alti è invece sicuramente vero. Perchè?
 
1. Le prove sono tutte o pratiche o scritte
2. I compiti a casa ricevono un voto che fa media con i test svolti a scuola
3. Fa media il riportare firmato un modulo
4. Viene applicata la filosofia che una seconda chance (a volte anche una terza) è un diritto.
 


Durante la riunione ad inizio anno, il professore di matematica di Tommaso ha spiegato ai genitori che avrebbe dato la possibilità agli alunni di ripetere qualunque test qualora non fossero stati soddisfatti del voto; unica clausola dimostrare di voler migliorare, ad esempio chiedendo una spiegazione extra durante la pausa pranzo. I professori sono infatti disponibili nelle loro aule e, chi lo desidera, dopo aver richiesto un pass per potersi spostare nei corridoi, può trascorrere il tempo dedicato al pranzo nelle singole aule per confrontarsi con i professori su argomenti non chiari o per far loro delle domande. “Anche un alunno che ha preso 99 ha diritto a rifare il test: se pur in minima parte, c’è sempre un margine di miglioramento”, aveva ribadito il professore. La parte interessante è però che non occorre essere temerari per rifare il test: il voto assegnato sarà infatti quello della performance migliore! “Troppo comodo”, ho pensato subito, ma in fondo premia la voglia di migliorare e di imparare… ottimo stratagemma!
Abbiamo inoltre scoperto che se il voto del test di matematica risulta essere un 100, l’alunno riceve un pass per non fare un compito! Ovviamente ho impedito a Tommaso di usarlo... il retaggio da mamma severa non mi ha ancora abbandonato!




Altri foglietti verde acido girano per la Middle School: vengono dati agli alunni meritevoli per comportamento corretto; Tommaso non ha ancora capito a cosa servano, ma si vocifera che dalla settimana prossima ci sarà un banchetto durante la pausa pranzo dove potranno utilizzare i buoni. “Se si può comprare del cibo, fatica sprecata”, mi ha detto. Fortunatamente pare serviranno per l'acquisto di bandierine, palline, matite... ovviamente con il logo della scuola!




Ad inizio anno ci siamo anche stupiti del fatto che il riportare un modulo compilato fosse oggetto di valutazione. Tanti 100 facili che facevano media…una pacchia! Attenti però a non dimenticarne nessuno… Rebecca si era trovata uno zero in tutte le materie perché non aveva riconsegnato una specie di patto formativo, che era stato distribuito il primo giorno di scuola, quando lei era assente. E’ compito dello studente monitorare la situazione e porvi rimedio o ricordare al professore di inserire eventualmente una valutazione dimenticata. Fortunatamente tutto è sul Power School, un programma che collega scuola, professori, genitori ed alunni con il quale non solo monitorare in tempo reale voti, argomenti delle lezioni, materiale extra, compiti assegnati, ma permette scambio di mail ed archiviazione personale dei vari lavori. Chiarito l’equivoco, la media dei voti è rapidamente risalita…


Curiosa (e spesso frustrante per Rebecca) è la valutazione dei lavori di gruppo o delle performance musicali dell'orchestra per sezioni. Fortunatamente anche in questo caso è possibile rimediare (non viene fatta la media tra i due voti, ma considerata l'interpretazione migliore) chiedendo di eseguire il pezzo studiato nella pausa pranzo. “Perché non posso mangiare e riposarmi in pace, se poteva valutarci singolarmente fin da subito?”, si chiede Rebecca. Non avrà risposte, credo, e continuerà a trangugiare un panino (ma con il prosciutto San Daniele!) per sopperire alle note stonate di qualche violoncellista sfaticato!



Così come viene data una seconda chance per ottenere voti migliori, si richiede serietà e correttezza durante le prove. Copiare non è previsto. A parte compilare e firmare un apposito modulo nel quale si dichiara di non aver copiato durante il test, ciò che scoraggia bigliettini o passaparola è il fatto che è risaputo da tutti i ragazzi che al primo passo falso la "fedina penale scolastica" verrà compromessa e, per i casi più gravi, l'alunno si porterà la macchia nel curricolo fino al college. "Non vale la pena rischiare di non essere ammessi alla sognata università, pertanto il professore potrebbe addirittura uscire dall'aula e nessuno si sognerebbe comunque di copiare", ci racconta Rebecca.

La valutazione è inoltre considerata privata: i compiti vengono consegnati capovolti sul banco o, se si tratta di un progetto o una ricerca scopriamo il voto direttamente sul sito di Power School. La classica scena, che si ripete da secoli nelle scuole italiane, con l'insegnante che distribuisce insufficienze ai malcapitati di turno ed eccellenze invidiate da chi rimane nella mediocrità, non è considerata "politically correct". La competizione esiste, ma a livello personale...

Oltre alla riservatezza potremmo imparare anche un po' di auto-ironia...
Ecco l'ultima domanda di un test sulle probabilità di Tommaso.




Mr. Scheib è ovviamente il suo professore!

Se sei arrivato a leggere fino a questo punto metti un "mi piace" a questo post e otterrai un giro sulla "convertible" quando verrai a trovarci a Chapel Hill. Rebecca in ogni compito trova frasi simili:"Disegna una faccina vicino alla domanda e riceverai un punto extra". E' uno stratagemma dei professori per capire chi legge attentamente la consegna dell'esercizio. Rebecca ci assicura che non sono molti quelli che prendono questo punteggio aggiuntivo. Mah!



venerdì 2 dicembre 2016

Dal negozietto sotto casa al mall

Che tipo di negozi ci sono? Dove comprate il cibo? Esistono i prodotti italiani? C'è la pasta Barilla? Queste le domande più frequenti...
La carne si compra dal macellaio, il pane dal panettiere, i fiori dal fiorista, i quaderni dal cartolaio...scordatevelo! Qui trovate solo enormi "mall": immaginate un grande parcheggio (nel quale immancabilmente io dimentico dove ho parcheggiato e vago alla ricerca della famosa "convertible" bianca che, essendo bassa, sparisce fra i Suv...) attorno al quale si trovano le catene dei grandi supermercati, alcuni locali in cui mangiare qualcosa di veloce o lo Starbucks, negozi di vestiti o articoli per bambini e l'immancabile Mattress Firm (comprare il pane sembra più complicato che comprare un materasso!).
Ovviamente abbiamo imparato a districarci tra le varie catene e, dopo un paio di mesi, ormai sappiamo dove andare a fare la spesa a seconda del prodotto che ci serve... che qui può significare cambiare "mall" (anche a 15 minuti di auto tra uno e l'altro) per comprare la Nutella e le fette biscottate.


Dalla pasta e passata di pomodoro Italian style ai succhi dai colori improbabili American style.



All'inizio impiegavo ore, se non giornate intere perché, abituata alla dimensione da piccolo paese in cui se dimentichi qualcosa e non osi chiederlo alla vicina, puoi sempre uscire in ciabatte e raggiungere il negozietto sotto casa, compravo ciò che pensavo mi servisse per cucinare un paio di pasti. Adesso quando sono da Walmart, per esempio, so che devo fare scorta di Nutella, piselli in scatola, farina, riso... da Food Lion riempio il carrello di pasta Barilla, pelati e pesche sciroppate... poi ogni due o tre giorni integro con l'acquisto di frutta, verdura e prodotti freschi.


Organic potatoes (Whole Food store)

Ma qui inizia il difficile. Se un prodotto non è "organic" è considerato, da chi può permetterselo ovviamente, quasi radioattivo: carne gonfiata di steroidi, verdura trattata con pesticidi, latte rigenerato... sono solo leggende? Di chi fidarsi?




Italian Wine (Whole food store)

Anche per quanto riguarda il cibo gli americani non hanno mezze misure: passano dall' hamburger del Burger King al cibo di nicchia di Whole Food, boutique del cibo gourmet in cui trovare il Parmigiano Reggiano (non l'imitazione chiamata Parmesan), il riso Arborio, bottiglie di Moscato e di Barbaresco, i savoiardi, il prosciutto San Daniele,  il pesto, la pasta De Cecco, gli amaretti...






Frutta e verdura lavata e inscatolata (Whole Food store)





E' l'unico posto in cui comprare carne, pesce e formaggi non confezionati... frutta e verdura sono ottime... e se non avete tempo le trovate già lavate e inscatolate!



Ci sono anche diversi tipi di pane fresco (l'unico altro panettiere-pasticcere della zona, citato dalla Lonely Planet, si trova a Durham ed è tedesco: Guglhupf, dove a detta di Tommaso fanno i migliori pancake!).
Se non fosse così caro (parmigiano a 19.99 dollari la libra: fate il conto e non spaventatevi!), sarebbe il negozio perfetto! Ma se volete cucinare un buon arrosto questo è sicuramente il posto giusto in cui fare acquisti!

IPA e Carolina Blonde non possono mancare! (Trader's Joe store)

Con il passaparola dei vicini abbiamo scoperto un altro buon negozio di soli alimentari (Trader's Joe) in un "mall" a 8 minuti d'auto, in cui compriamo soprattutto frutta e verdura, ma anche grissini e fette biscottate (si trovano solo qui), pasta sfoglia e gelato, in una dimensione famigliare che profuma di casa...



Fare la spesa diventa un'arte che, oltre ad aiutarci a capire meglio una cultura diversa dalla nostra, può essere divertente.


Tommaso fa pratica con le misure americane




Girando la manopola si ottiene burro di noccioline fresco (Whole Food)




Carta di credito pronta? Anche il conto di un dollaro viene pagato con la carta di credito... noi non usiamo contanti da mesi! Gli affezionati della valuta stampata possono sempre richiedere del contante al momento di pagare il conto in qualunque negozio: il "cash back" viene addebitato insieme alla spesa ed il commesso consegna il biglietto da 10 o 20 dollari richiesto.
E le buste? Ovunque il cassiere vi metterà la spesa nelle borse e, se vi azzardate a voler fare un fai da te, vi guarderanno di storto. 

Da Walmart la cassiera riempie delle borse di plastica grigia posizionate su un "aggeggio" girevole con un unico criterio: usare il numero di borse (gratuite) più alto possibile. Comodo, direte voi, ma vi assicuro uscirete sempre dal supermercato con la sensazione che qualche borsa sia rimasta su quell'appendino... ci è capitato più volte di rincorrere il cliente prima di noi alla cassa che ne aveva dimenticate almeno un paio! 
Se invece andate da Trader's Joe e da Whole Food, up-scale shopping centers, un addetto aiuta il cassiere ad imbustare... in borse di carta che, nonostante siano resistenti, vengono quasi sempre utilizzate in coppia, non si sa mai!  Se poi comprate della carne o del pesce, vi chiedono se desiderate un'ulteriore busta a parte (continuo a non capire il danno che può subire la carne impacchettata sistemata nella stessa busta di mele o biscotti e rispondo di no).


I vincitori di settembre, ottobre e novembre non siamo stati noi...
Abituata a riciclare, ho iniziato a soffrire nel vedere l'accumularsi di bellissime buste di carta nella lavanderia (non sappiamo più dove metterle) e ho deciso di tentare di uscire dagli schemi avvertendo il commesso che avevo le mie buste. Oltre ad un "I appreciate" di commento e ad una mini discussione sull'importanza di salvare l'ambiente, ho ricevuto da Whole Food 10 centesimi a busta, mentre da Trader's Joe un foglietto su cui scrivere il mio nome per partecipare all'estrazione di un buono spesa. 


Bigliettini della "lotteria" da Trader's Joe


Vista la scatola traboccante di probabili vincitori non abbiamo speranze, ma almeno contribuiamo a salvare qualche albero...







martedì 22 novembre 2016

Speciale Thanksgiving


La festa del Ringraziamento, o Thanksgiving, è celebrata negli Stati Uniti ogni quarto giovedì di novembre; quest'anno cadrà giovedì 24 !
Come festeggeremo il 394esimo giorno del Ringraziamento? ( si contano a partire dal 1621 quando nella città di Plymouth, nel Massachuset, i padri pellegrini si riunirono per ringraziare il Signore del buon raccolto). Con un viaggio di famiglia a Charleston nel South Carolina...
 Nel 1863, durante la guerra di secessione, Abraham Lincoln proclamò il giorno del Ringraziamento festa annuale; oggigiorno ha perduto del tutto il suo contenuto cristiano e rappresenta una delle feste più importanti per i nordamericani. Qual è il dunque il suo significato? Lo riassume bene il dirigente scolastico del distretto nel suo messaggio di auguri alle famiglie:
Thanksgiving is a very special time of year. It is a holiday designed around such a simple concept – that our entire nation will pause for one day solely to appreciate all we have been given. No special events or birthdays to be commemorated. No single religious perspective. Just stopping to be thankful.
Pertanto anche noi ci fermeremo per apprezzare quanto ci è stato dato... ne siamo grati!
Mangeremo il tacchino? L'unica cosa certa è che NON cucinerò il tacchino...i supermercati traboccanti di tacchini e ingredienti vari per cucinarlo mi hanno spaventato... non avendo una ricetta segreta di famiglia come pare abbiano tutti qui, spero di assaggiarlo cucinato da altri... la tradizione vorrebbe una cena in famiglia (non al ristorante) attorno al tacchino ripieno, accompagnato da salsa gravy, purè di patate, patate dolci, salsa di mirtilli, verdure e torta di zucca... 
Se tutti i ristoranti fossero chiusi ripiegheremo per due spaghetti aglio, olio e peperoncino...
Happy Thanksgiving!






domenica 20 novembre 2016

Dalle prove Invalsi alle prove nazionali USA


Il 27 agosto ricevo una telefonata da un’operatrice del distretto che mi annuncia che, per un disguido, hanno avuto molto da fare, si sono dimenticati di somministrare il test di ingresso a Tommaso. “C’è infatti un programma per stranieri alla Culbreth Middle School…”, inizia a spiegarmi la signorina, “nel caso il livello di inglese non fosse sufficiente per poter frequentare un corso normale…”. Non la lascio nemmeno finire e, complice la stanchezza, le scarico addosso le tensioni accumulate: “ …abbiamo corrisposto via mail con voi per mesi, mio marito è venuto personalmente a maggio, la settimana scorsa siamo passati al distretto due volte per compilare definitivamente i vari moduli, dichiarando tra l’altro mille volte che Tommaso era di madrelingua italiana e che possedeva scarsa conoscenza della lingua inglese, lo avete assegnato alla Phillips Middle school in base alla nostra abitazione, che ormai abbiamo affittato fino a luglio, siamo stati alla scuola per incontrare la preside ed alcuni insegnanti che, gentilissimi, ci hanno accolto calorosamente, Tommaso ha già scelto le materie opzionali, tra cui orchestra, per tanto abbiamo noleggiato un violoncello…e adesso, a due giorni dall’inizio della scuola, dovrei dire a mio figlio che cambierà scuola ancora prima di cominciare?”. Possibile che vi siate dimenticati di parlarcene per sei mesi...? Ed ecco che mi viene in mente di fare una domanda fondamentale: “Is it compulsory?” (traduzione libera: sono obbligata ad accettare questo stupido programma?) “Era solo una proposta”, mi risponde appena le lascio l’occasione e, aggiunge, che toccava a noi scegliere, ma il frequentare una scuola (a 45 minuti d’auto!) con un programma per stranieri lo avrebbe facilitato nell’apprendere la lingua (“Quale lingua?”, volevo chiederle, “Se avessi voluto che imparasse il cinese, saremmo andati in Cina!”)  e che dopo un anno sarebbe stato inserito nelle classi normali…(ma io ho solo un anno!!!).
Dopo circa quaranta minuti di discussioni pseudo pedagogiche prendo un appuntamento per il giorno successivo: in ogni caso il test deve farlo. 
Arrivati al distretto, preparo psicologicamente Tommaso ad una sconfitta certa e lo affido ad un esaminatore che non ci mette per nulla a nostro agio: si prenderà cura di lui per circa tre ore, somministrandogli un test di inglese e uno di matematica. Tommaso ne esce distrutto perché si aspettava una delusione per la parte di inglese, ma contava di far bene nella parte di matematica… “Cosa è capitato?”, gli chiedo. “La prima parte è andata bene, poi però mi ha chiesto di risolvere dei problemi solo leggendomi il testo…io non capivo cosa mi diceva…  “Non preoccuparti Tommaso, come ti ha detto la preside della Guy Phillips, non è un problema che non parli inglese adesso, imparerai in fretta!”, lo rassicuro.
Firmo un modulo con il quale accettiamo che i risultati di Tommaso ai test nazionali svolti durante l’anno (tipo il nostro Invalsi) non valgano per la media nazionale e ci lasciano andare… a festeggiare la stupidità umana con una cena fuori (se avete una delusione da superare e siete da queste parti vi consigliamo il ristorante messicano Tacos Gonzo e Tequila, con noi ha funzionato!).

La scorsa settimana hanno finalmente somministrato il famoso test nazionale di matematica ed in un paio di giorni sono arrivati i risultati (pubblici, non segreti come in Italia!): il professore di Tommaso era esaltatissimo perché finalmente un suo alunno (indovinate chi?) aveva preso 100… si apre la porta dell’aula e una signorina gli comunica che la valutazione dell’alunno straniero Tommaso Revelli non verrà inserita nelle statistiche…Mr Shelby è fuori di sé e, disperato, afferma: “We (noi americani) are so silly!”.
Noi (famiglia italiana ro.da.re.to) abbiamo riso.
Morale: USA-Italia: 0-1! 

(to be continued...)

martedì 15 novembre 2016

Da Obama a Trump?

Le elezioni sono passate e Trump sarà il 45 presidente degli Stati Uniti d'America. Personalmente la cosa non mi piace per nulla così come non mi piace la piega che stanno prendendo le cose: dal muro con il Messico, ai mussulmani, al clima, all'Obama Care,...

Per quanto ci riguarda abbiamo seguito per tutta le sera e buona parte della notte lo spoglio sulla CNN, ansiosi perchè il North Carolina era uno degli stati chiave e da giallo stava diventando sempre più rosso (il colore dei repubblicani) includendo contea per contea, tranne quelle vicino a noi che diventavano blu (il colore dei democratici). Poi il risultato inequivocabile: Florida, Michingan e Ohaio a maggioranza repubblicana e 290 grandi elettori a Trump.


Il giorno dopo, tornato a casa, Tommaso ci ha raccontato: "Nella mia scuola sono in lutto e si vestono di blu per protesta. L'insegnate di inglese ci ha letto un brano che praticamente significava: non abbiate paura, vi proteggeremo noi.". Più o meno la stessa cosa nella scuola di Rebecca: "Ieri una fiumana di ragazzi si è riversata nei corridoi della scuola scandendo slogan contro Trump".

A caldo la reazione a cui abbiamo assistito era di sgomento da parte di chi ha votato per la Clinton: una vicina di corridoio con la quale in tre mesi ho scambiato a malapena qualche saluto, entra direttamente nel mio ufficio e per venti minuti abbondanti mi parla di quanto sta male e di quanto è preoccupata. "They need to talk, hanno bisogno di parlarne", mi dice un collega, anche lui non cittadino e quindi non votante, che sta affrontando più o meno la stessa cosa. Mi arriva una mail dall'Università: all'International House organizzano dei gruppi di discussione per coloro che, sconvolti, vogliano parlare delle elezioni e provare ad elaborare quanto accaduto.


La sensazione è comunque che questa indignazione non durerà tanto a lungo: si scaldano in fretta ma si raffeddano altrettanto in fretta, forse come un sistema che si autoprotegge. Il clima è diventato di attesa e temo che chi si aspettava sollevazioni generali resterà abbastanza deluso.

Le elezioni sono state regolari e, per certi versi, fanno innervosire le proteste di chi si è svegliato il giorno dopo: solo il 48% degli aventi diritto ha votato, gli altri dov'erano?

Indipendentemente dal sistema elettorale, la classe politica non è che uno specchio della società che la esprime, quindi
  • milioni di statunitensi hanno votato perTrump;
ma
  • milioni di statunitensi non hanno votato per Trump.

Condivido abbastanza quanto ho sentito esprimere da un'amica: "Trump è l'America bianca, pasciuta e razzista che si rivolta contro tutti i progressi che questo paese ha fatto dal Civil Rights Movement in poi".

Per concludere:

1) vi invito a leggere questo post: http://www.wumingfoundation.com/giap/2016/11/un-feticcio-di-working-class/ Mi è piaciuto molto ed esprime bene molte cose che ho visto e sentito in questi giorni.

2) vi allego un paio di mail che abbiamo ricevuto, una dal Rettore della Duke, l'altra dal sovrintendente del Distretto Scolastico di Carrboro-Chapel Hill. Sono in fondo a questo post e le lascio in inglese per evitare di travisarne il significato traducendole. Lascio a voi ogni commento.

3) su un muro a Durham è apparsa questa scritta

http://www.cnn.com/2016/11/10/us/post-election-hate-crimes-and-fears-trnd/

e ieri ho personamente fotografato questo cartello davanti ad una casa





4) Il Ku Klux Klan (KKK) ha annunciato per il prossimo 3 dicembre una manifestazione a favore di Trump in North Carolina. Non ha specificato il luogo. Oltre a sperare che una cosa del genere non accada, è da egoisti sperare che, se proprio devono farla (siamo in un paese democratico, o no?), la facciano da un'altra parte?


Mercoledì scorso ci siamo svegliati in un mondo diverso? Molto probabilmente no.



Greetings Students, Staff and Parents.

This note is simply an affirmation that our schools are safe places where every person is welcome. No matter if yours is a family that has been in the area for generations or is new to the community, whether your family speaks English as a second language or arrived as refugees, Chapel Hill-Carrboro City Schools is a safe place where students can learn and grow without fear.

Our schools mirror those characteristics of our community which we cherish most – diversity, inclusion and the freedom to live as we choose. We will continue to support our students, and their irrefutable rights for an education free of worry, distress and intimidation.

If any student has concerns following our recent elections – or any other matter – we have counselors and other staff prepared and available to assist. Please know that our district policies regarding harassment and bullying are clear, and will be upheld.

We are committed to ensuring every student is accepted and embraced. In this we will not compromise.

Thank you for your continued support.

Sincerely,

Jim Causby - Interim Superintendent




To the Duke community:
A particularly hard-fought and divisive election season, one that was marked by a high degree of negativity, has come to an end, and America has elected a new president.  Whatever positions we held in this contest, we all have a stake in the future health of the national community, so we all need to find ways to lessen negativism and division and to reengage the common good.

At this time of national change, I write to remind you that this university has its own abiding values, which carry protections and obligations for us all.  Duke’s mission is built on the ground of respect for differences. The university is intentionally diverse and inclusive because encounters with different perspectives, beliefs and ways of thinking lead to a more comprehensive understanding—in politics as in every domain. For this reason, each member of this community deserves the full respect of every other and owes everyone the same respect in return. And we must not simply tolerate difference of opinions but create the conditions for respectful dialogue that allow mutual education to take place.

In the coming days and weeks, Duke’s intellectual community, informed by the research and expertise of our faculty, will help us to understand the meaning of this election for America. I hope you will participate in upcoming discussions with faculty, staff and fellow students to  analyze this singular year in American politics and to debate the particulars of the way forward.

Most importantly, while our government undergoes a transition, this university remains steadfast in its commitment to diversity, inclusion, and the free exchange of ideas, and we are unwavering in our support for the value of each member of our community. 

Sincerely,
Richard Brodhead
President












giovedì 10 novembre 2016

Dalla Mole alla talpa

Veramente non vi siete ancora resi conto che é appena passato il giorno piú importante dell'anno??? Vi posso dare un piccolo indizio: era sabato 23 ottobre. Beh, dovete considerare che qui la data si scrive in modo diverso e quindi era il 10/23... non l'avete ancora capito??? Era il mole day, ovviamente! Ok, vi evito la lezione di chimica, sappiate però che una mole é 6.02x10^23.
Come studenti di chimica abbiamo comprato una maglietta (color verde prato fosforescente/ materiale radioattivo terribile) e l'abbiamo indossata per l'occasione (per chi non l'avesse capito la sigla della mia scuola é ECHHS, come chiaramente si legge dalla maglietta, vero?). Il significato della vignetta stampata sul retro, siamo sinceri, non l'abbiamo capito...se qualcuno avesse un'idea, illuminateci nei commenti!
Inoltre è appena finito il primo quarto di anno scolastico, ragione in più per festeggiare, quindi: Mole Day Celebration!
E fin qui sembrerebbe tutto normale, ma quando la nostra insegnante ci ha chiesto cosa avremmo portato da mangiare per la festa e, mentre noi svolgevamo un test, ha ritagliato tanti adesivi dicendoci che ce li avrebbe dati come premi... ho iniziato a pensare che la situazione ci stesse sfuggendo di mano! Fortunatamente ho la lezione di chimica l'ultimo periodo così, dopo sei ore di scuola, ero ben felice di non dovermi subire la solita routine di copiare e completare il "journal", farsi mettere il timbro con la scimmietta sul compito svolto, passare il codice a barra per registrare di aver fatto il compito, fare qualche lavoro a gruppi che alla fine, non si capisce come mai, dobbiamo rifare sempre almeno tre volte accorgendoci poi che la soluzione esatta era quella del primo tentativo, segnarci il compito per il giorno successivo e finalmente tornare a casa...
Il 23 ottobre arriviamo in classe, sistemiamo tutto il CIBO su uno dei banconi e riceviamo un biglietto di auguri per il mole day dalla nostra insegnante e un disegno di una talpa (in inglese mole vuol anche dire talpa) da colorare in base alla carica degli elementi scritti nei vari riquadri. Siamo forse tornati all'asilo? Dopo aver preso un po' da mangiare e da bere... un po' per alcune mie amiche ha voluto dire 5/6 pezzi della mia pizza (Italian pizza fatta in casa, bisogna approfittarne) ci sediamo nei banchi per vedere i video del mole day che, a detta dell'insegnante: "You gonna laugh for them, all my student last years liked them very much". Siamo a posto, penso, mi tocca mezz'ora di video incomprensibili!!! E invece no... perchè questi non sono semplici video trovati su youtube, ma sono video americani fatti apposta per una festa che sembra essere fondamentale per la tua sopravvivenza come alunno di chimica. Per avere un'idea potete guardarli, e vi invito a farlo, così potete capire veramente cos'è una cosiddetta americanata!


I due migliori sono:
https://www.youtube.com/watch?v=iM_I6rtIgn0 e
https://www.youtube.com/watch?v=ReMe348Im2w.



 Per concludere in bellezza l'insegnante ci ha chiesto di appendere i nostri capolavori nel corridoio, annunciando che avrebbe dato un premio ai 9 migliori...ma ad averlo fatto eravamo solo in 5 e quindi: stampino assicurato!!! I can't wait for it!!! I ever wanted a mole day sticker!






 P.S. cosa si ottiene se si divide un avocado in 6.02*10^23 parti?
In palio una fajitas!!!


lunedì 7 novembre 2016

Da Mattarella ad Obama... ed oltre

Ieri Tommaso è tornato a casa da scuola dicendo: "Oggi tutti i professori non parlavano d'altro che delle votazioni presidenziali. Sostenevano che le altre volte (per l'elezione di Obama, ad esempio) potevano persino permettersi di non andare a votare, perchè era chiaro il vincitore; non questa volta. Sono tutti preoccupati che vinca Trump!"

Al Book Club che Daniela frequenta il venerdì, molte signore americane sostengono di essere preoccupate perchè i giovani, compresi i loro figli, non vogliono andare a votare, non essendo soddisfatti di alcun candidato...

Rebecca, nell'ora di storia, sta affrontando, ormai da alcune settimane, il tema delle elezioni con un gioco di ruolo: hanno formato dei partiti, scritto 20 propositi da attuare in caso di vittoria, unito in un secondo momento i partiti formandone due maggiori e lasciando i minori ad appoggiare l'uno o l'altro, girato video di propaganda politica... avranno le votazioni il 17 novembre!

Da quando siamo arrivati ad agosto, molte persone ci hanno detto che avevamo scelto un momento particolare e "crazy" per vivere negli States ed aggiungevano che si vergognavano di accoglierci in questa situazione... l'orgoglio americano era stato messo a tacere. Senza vantarci li abbiamo sempre rassicurati dicendo "Non vergognatevi, anche noi abbiamo dato!".

La peggiore dedolezza degli americani sta, a nostro parere, nel non considerare altra alternativa al loro stile di vita e di pensiero. L'altro non esiste, semplicemente. E' commovente, a volte, l'ingenuità che trapela dai loro discorsi. Trovarsi al livello di tanti altri, compresa l'Italia in un suo più o meno recente passato, li meraviglia, stupisce e, nella parte più illuminata, preoccupa.


La sensazione è comunque di disorientamento e tocchiamo con mano come i gruppi etnici, in particolare afro-americani e latino-ispanici esprimano paura per una possibile vittoria del candidato repubblicano. Hilary Clinton non piace, ma si moltiplicano gli inviti alla responsabilità: "To my beloved students:... elections are not the moment to express anger and to protest, and politics is not about getting what you need. Politics is about getting the best deal you can. Elections are the moment when you take responsibility, not for yourself and your (legitimate) frustrations, but for a society at large." (cit.)

Da mesi ormai ci chiedono davanti a negozi, scuole, chiese ed università se ci siamo iscritti per le votazioni. Non siamo americani, rispondiamo, "We are aliens, sorry". Ci piacerebbe aiutarvi votando ma non possiamo.

Anche Halloween è stato molto politicizzato, con  tanti Trump che si facevano intervistare e fotografare.

Per le strade si trovano cartelli che invitano a votare l'uno o l'altro candidato, così come cartelli che invitano a votare "contro" un candidato. Negli States la pubblicità "contro" è legale. E' molto buffo un cartoons contro i Clinton che ossessivamente gira sulla tv via cavo. Qualche giorno fa nella posta abbiamo ricevuto un volantino "contro" Deborah Ross (candidata al Senato in questa zona) con frasi veramente poco lusinghiere. La pubblicità contro mette comuque tristezza.
 
Ci sono persone che con un semplice cartello in mano si mettono lungo la strada, agitandolo in direzione dei veicoli.

E' un momento difficile, la generale debolezza che ad esempio sta dimostrando l'Unione Europea meriterebbe un aiuto più forte da parte del paese più potente del mondo. Percepiamo che oggi come non mai il mondo si trovi davanti ad un bivio e queste "crazy" elezioni americane sono forse la punta più evidente dell'iceberg.

Uno dei tanti Trump fotografato da Daniela alla "Parade" di Chapel Hill del 31 ottobre




giovedì 3 novembre 2016

Dall'inglese di Shakespeare al Southern American

Anno sabbatico negli States. Da sempre sognavo di trascorrere un periodo lungo in un generico “English speaking country”: aggiornamento per me ed opportunità per Rebecca e Tommaso di acquisire quel livello di fluent English che non si impara sui banchi di scuola, ahimè! Ma quale English impareremo?

Che l’American English non fosse proprio la lingua del bardo me lo aspettavo, ma forse avevo sottovalutato le miriadi di variazioni sul tema che ci hanno accolto e messo alla prova fin da subito.
Lo standard American English andrebbe benissimo: diciamo pure "fall" al posto di "autumn", utilizziamo l’ausiliare anche per il verbo avere o inseriamo il mese prima del giorno nelle date… 

Il vero problema nasce con l’uso dei dialetti ed in particolare della “parlata del sud” che coinvolge l’area che comprende gli stati costieri di Virginia, North e South Carolina, Georgia, Alabama, Missisipi, Louisiana, il nord della Florida e la zona detta anche South Midland, cioè sud della Virginia Occidentale e del Kentucky, Tennesee, Arkansas, sud del Missouri e dell'Oklaoma, fino alla metà orientale del Texas.
Quanto può cambiare la pronuncia della stessa parola a seconda della variazione dialettale? Tanto, ve lo assicuro!  
Il “guy” che è venuto da noi ad agosto per l’installazione del gas aveva veramente voglia di fare quattro parole… noi abbiamo annuito molto e tentato di fare commenti neutri, rivelandoci a vicenda, non appena salutato il tecnico gentile, che non avevamo capito una parola. Il ritmo era piacevole, l’argomento trattato erano le attrazioni turistiche da non perderci in North Carolina… I particolari? Non ne abbiamo la più pallida idea! Ci siamo assicurati che il gas funzionasse rimandando i consigli turistici alla sempre affidabile Lonely Planet!

Il Southern American English ha inoltre molti legami con un'altra varietà di inglese con la quale abbiamo imparato a convivere: l’inglese afro-americano vernacolare (AAVE), conosciuto anche come Black English. Le origini sono ancora dibattute, ma  è sicuramente legato alla storia afro-americana e presente nella sua letteratura. Si differenzia dall'inglese standard per pronuncia e tempi verbali nonché, in misura minore, sul piano lessicale. A volte sembra quasi un'altra lingua...(https://en.wikipedia.org/wiki/African_American_Vernacular_English).
Adesso che sono passati tre mesi e abbiamo fatto pratica ai vari uffici per l’installazione di TV e Internet, acqua ed elettricità, ai vari Home-Depot (enormi “Fai-da-te”) alla ricerca di vari prodotti di uso comune (scherzo!) tipo il liquido per il motorino che solleva la capotte della nostra “convertible” o anche solo conversando con gli autisti dei bus, siamo finalmente entrati nel ritmo (il country blues va per la maggiore) e frasi come "I ain't gonna take..."  non ci spaventano più!

La settimana scorsa abbiamo avuto una perdita d’acqua dal sensore anti-incendio. Panico, non tanto per qualche goccia d’acqua, quanto per la trafila di telefonate che mi aspettava. Quanti accenti dovrò decifrare? Chiamo il responsabile dell’agenzia che ci ha affittato l’alloggio (tutto bene, lui parla uno Standard American English) e gli comunico che abbiamo una perdita d’acqua dalla valvola anti-incendio nell’ingresso. Chiamerà la direzione e manderà qualcuno ASAP (as soon as possible). Dopo due ore non si è ancora presentato nessuno. Nel frattempo ero salita al piano di sopra e avevo suonato il campanello. Una giovane donna asiatica stava facendo la doccia. Aspetto sul pianerottolo che si asciughi e in una conversazione più gestuale che sonora (siamo buoni e definiamolo un ESL: English as a Second Language) mi dichiara che lei non ha problemi di perdite… certo, volevo dirle, è il suo bagno che perde, i problemi li ho io… ma soprassediamo!. Richiamo l’agente immobiliare e aggiungo il particolare della doccia che, secondo me, è rilevante (anche secondo l’agente, che mi chiede di riferirlo a chi verrà ad esaminare il problema…sta diventando il gioco del telefono senza fili…).


Comincia a gocciolare anche in altri punti del soffitto e ho solo due secchi (uno è quello che ci servirà per il famoso trick or treat di Halloween!). Sollecito con una foto. Ricevo una prima telefonata e mi ritrovo a parlare di infiltrazioni e pressione nei tubi… Shakespeare si sta allontanando sempre più… seconda telefonata, di un altro tecnico. Aiuto, chi è questo? Arriverà anche lui nel giro di poco, dice. Intanto suona il campanello. “Hi, Guys”, un giovane con l’immancabile cappellino si presenta come tecnico della direzione e ci chiede una scala per controllare la valvola… ti pare che abbia una scala? Non potevo mica costruirla con le scatole delle pesche! Va a prenderla sul furgone… nel frattempo l’agente vuole notizie… mi chiede di fargli telefonare dal tecnico appena torna. Il tecnico non vuole telefonargli perchè, dice, non sa qual è la causa della perdita con certezza (da un problema di lingua diventa un problema di responsabilità: meglio tacere!). I vicini del piano di sopra arrivano e può fare un sopraluogo. Lo esorto con bei modi e lui, reticente, sostenendo che probabilmente non gli apriranno la porta (dalla lingua allo stereotipo culturale!) si incammina su per le scale. Io e Roberto ci guardiamo e non abbiamo bisogno di parole. Il tecnico torna in pace con se stesso e con il mondo convinto che il problema sia il “grout” (prendetevi il piacere di ascoltare le varianti di pronuncia di questa parola: http://www.wordreference.com/enit/grout attorno alla vasca da bagno (che qui non si dice “bath”, ma “tube”), ma non vuole chiamare l’agente. Vuole che lo chiami io, quando lui se ne sarà andato e gli spieghi la situazione… Rieccoci! Gli chiedo almeno di scrivergli un messaggio e gli passo il mio cellulare con nonchalance. Lui scrive alcune frasi molto meditate, poi mi guarda e mi chiede in quale lingua è settato il telefono. “Ah, italiano, mi sembrava una lingua strana…”. Siamo pari, vorrei dirgli, perchè a me sembra strana la sua, di lingua! Quella che non vuole parlare! Ci lasciamo con Brad con la promessa che se le cose peggiorassero possiamo chiamarlo a qualunque ora, ma possiamo stare tranquilli, ribadisce, perchè la famiglia asiatica ha promesso che non useranno quel bagno fino a riparazioni avvenute! (Promessa da marinai o non avevano capito il Southern American English di Brad, perché durante la notte ci sveglieremo con un familiare gocciolio. Roberto salirà a bussare ma... nessuno aprirà).
Per concludere la giornata mi ritrovo a parlare con una signora, che immagino di mezza età, ben istruita (Standard American English) che pensa di parlare con l’inquilina del terzo piano, chissà perché e da chi ha avuto il mio numero. E’ la proprietaria dell’alloggio incriminato e deve concordare con la famiglia affittuaria quando entrare nell’appartamento per i lavori: auguri! Chiarito il malinteso salgo un piano di scale per passarle la signora asiatica al telefono, perché non ha il suo numero, e nel frattempo chiacchieriamo amabilmente di riparazioni, assicurazioni e tempistica dei lavori… anche Chaucer mi sta abbandonando! La donna asiatica non risponde. Le lascerò un foglietto sotto la porta, suggerisco alla padrona di casa, che mi ringrazia dicendomi: “I appreciate”. Almeno qualcuno ha apprezzato lo sforzo!  

A questo punto sorge la domanda: quale inglese sto parlando io? Non saprei, ma spesso mi sorridono e mi dicono: “I like your accent! Where are you from?” Lo prendo, forse ingenuamente, per un complimento e rispondo: “From Italy…”.




L'inglese americano ha sempre mostrato una marcata tendenza a usare i sostantivi come verbi. Esempi di nomi resi verbi sono interview, feature, advocate, exit, gun...